#amesris update 3 / HINEA

Solitamente un ragazzo s’innamora di una ragazza, o di un ragazzo magari, o di un gatto al massimo. Hinea, però, si era innamorato della Luna. Amore difficile, relazione impossibile. O forse amante perfetta e sempre presente?
In fin dei conti sarebbe bastato modificare solo un po’ i ritmi delle proprie giornate, tenendosi compagnia la notte e vedendo la sua luce nel Sole per tutto il giorno.
Forse però non si trattava di una relazione destinata a rimanere a 384.400 chilometri di distanza. Negli ultimi tempi, infatti, la Luna aveva cominciato a comportarsi in modo strano: ogni tre mesi decideva di scendere sulla Terra. Si materializzava a mezz’aria, in modo da essere raggiungibile. O forse per farsi ammirare? Questa domanda infastidiva Hinea. Era geloso di tutti quegli stupidi scienziati che da più o meno due anni la circondavano, vietando ai “comuni mortali” di ammirarla. “E’ scienza. E’ questione di studiare questo fenomeno, per progredire come genere umano. Capirete che non è possibile farlo con tutti voi presenti.” dicevano ai telecronisti più interessati a scovare un nuovo gossip che a contemplare quello spettacolo magnifico.

In quel lasso di tempo erano state rese pubbliche migliaia di ipotesi sul perché la Luna avesse deciso di comportarsi così. Non era mai stata vista una foto, però, nemmeno un video. Tutte prove che nell’era della tecnologia era più che banale trovare facilmente in giro per il web. Le copertine di tutti i settimanali raffiguravano tristi fotomontaggi. I telegiornali ne parlavano come se sapessero ogni singolo dettaglio, ma la verità era un’altra: nessuno ne sapeva un bel niente! Nessuno tranne quei pochi eletti che avevano donato la propria vita allo studio del cielo: loro sapevano, e ad Hinea questa cosa proprio non andava giù. Si chiedeva perché solo loro potessero goderne. Va bene, avevano studiato, probabilmente ne sapevano molto più di lui riguardo tutti i fenomeni dell’acqua, dell’aria, della terra e del cielo, ma Hinea aveva vent’anni, e ne aveva passati altrettanti ad ammirare il firmamento, loro no: la loro testa era stata piegata più tempo sui libri che non al cielo.

Mancavano all’incirca dieci giorni prima dell’apparizione e la preoccupazione cominciava a farsi sentire. Essa era accompagnata da una buona dose di rabbia, infatti ogni qualvolta arrivava il momento, Hinea sbagliava posto. Quella vanitosa della Luna si materializzava ogni volta in un posto diverso nell’intero mondo. L’unica informazione pubblica riguardo a quest’evento era il luogo, quasi in tempo reale, in cui avveniva. Di conseguenza innumerevoli teorie sul posto designato per il seguente saluto erano all’ordine del giorno. Hinea, da bravo scienziato innamorato, ne aveva fatta una tutta sua: il luogo prescelto si trovava dall’altra parte del Paese, nella sua città natale. Decise quindi di tornarci e contattò i suoi vecchi amici, con i quali aveva trascorso anni di studi e non.

Stavano campeggiando in cima ad un monte, il vecchio monte che aveva imparato ad apprezzare la presenza di Hinea. Lo stesso monte che gli aveva permesso di innamorarsi… e di sentirsi forse un po’ più vicino alla sua amata. In quel momento, in balia di chissà quale mix di alcolici, Hinea sentì un brivido sulla schiena.
“Bene, adesso rimetto, me lo sento!” si era detto preoccupato, poi si allontanò dalle tende e, con lo sguardo lungo per non incappare nei suoi compagni collassati a terra, vide una luce non troppo lontana.
Non ci credeva.
Era abbagliato.
Era il momento.
Era emozionato.
Era sudato.
Era quasi caduto.
Tempo di raggiungere la sua amata e la stampa lo aveva già allontanato. Lo aveva placcato, più che altro. Perlomeno lui, per ripicca, li inondò per davvero.
Dopo la scampagnata con gli amici, Hinea era tornato a casa demotivato al massimo. Si era fatto una cosa come dieci ore di treno sull’orlo del pianto. Con la gola chiusa e la mente ancor di più.

Aprì la porta e sentì la doccia chiamarlo. Quella cascata bollente sembrò infinita ed Hinea, inevitabilmente, cominciò a riflettere. Perché? Perché la Luna?
Non poteva innamorarsi di Venere? No, perché la Luna è più luminosa.
E che dire del Sole? No, ha troppe responsabilità.
Per non parlare della Stella del Nord, con quella poi sarebbe stato impossibile qualsiasi tipo di comunicazione: troppo piena di sé.
Hinea doveva ammettere, però, che la Cintura di Orione lo aveva allettato nei momenti bui della Luna, quando non rispondeva, quando si faceva vedere solo di mattino. Però, onestamente parlando, cos’è l’insieme di tre stelle che servono a sorreggere i pantaloni di un gigante cacciatore in confronto alla fredda, immobile, ed intensa compagnia della Luna? Nulla: questa è la risposta.

Dopo quel lungo momento di acqua bollente e pensieri, Hinea si era arrampicato sulla traballante scala che portava in cima al soppalco di casa sua. Quella stanza gli era stata regalata dalla madre, la quale, conoscendo il profondo amore del figlio per il cielo, aveva arrotolato le maniche della sua camicia a quadri, aveva puntigliosamente appostato una matita sopra il suo orecchio destro e una volta preso il martello, aveva cominciato a “valorizzare semplicemente e velocemente la casa conforme ai nuovi bisogni degli attuali inquilini”, come aveva detto lei ad un figlio sconvolto. La scala era decisamente da sistemare, questo era vero, ma tutto il resto era più che perfetto: quando le mani toccavano il pavimento di quel meraviglioso posto tutto suo e la testa spuntava, si potevano vedere un divano dal taglio vintage, una scrivania piena di fogli, appunti, disegni e varie epifanie della creatività del ragazzo. C’era poi un piccolo scaffale saturo di libri sull’astronomia, favole per bambini ed infine l’enorme finestra che la mamma, con cura, gli aveva aperto nel tetto. Dopo la doccia, quindi, una volta steso sul suo divano, aveva regalato uno sguardo al cielo (come se non lo avesse mai fatto) e, per la prima volta, si arrabbiò con la Luna.
In effetti non aveva poi tutti i torti, insomma, lui le era corsa incontro per vederla, finalmente, per dirle da vicino quello che sentiva da sempre, per donarle le sue emozioni e quella che aveva fatto? Nulla, se non farsi circondare da studiosi finti innamorati. Hinea prese la sua fionda, aprì la finestra e, in punta di piedi sul bordo del divano, mirò a lei e… Tre. Due. Uno. Pam! Pam! Pam! Pam! A non finire!

Ormai il danno era fatto. La notte dopo Hinea notò degli strani aloni scuri sul viso della sua bella. E non se lo perdonò mai.

03 Hinea

#amesris

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