#amesris update 2 / SYNNE

Quella strada di periferia era sterrata e ripidissima, una scorciatoia per raggiungere La Fattoria. Non si trattava, però, propriamente di una fattoria, ma Synne la chiamava così. Perché, vi chiederete. Beh, era abitata da un sacco di persone sconosciute che, la maggior parte delle volte, si comportavano più come animali che come esseri umani quali, in linea teorica, dovevano essere. Fatto sta che la si poteva raggiungere in due modi, con il giro lungo e quello corto, la scorciatoia appunto, che nessuno aveva il coraggio di percorre per via della sua ripidezza. Ecco quella strada era il piccolo rifugio della piccola Synne. Saliva la lunga salita e si sedeva a terra, a gambe incrociate, riparata a destra da quel verde bosco smeraldo. Dall’altra invece godeva della visione di una piccola pianura che ospitava la sua casa (La Fattoria). La vista era molto bella, e quello starsene li la faceva sentire un po’ più grande. D’altronde lei era solo una ragazzina che respirava da circa sei anni. Capello marrone, corto, ribelle, che provava a nascondere a tutti i costi delle orecchie un po’ più sporgenti del dovuto.

In ogni caso, tornando a noi, c’era un motivo per cui Synne se ne stava li. Dall’altezza del suo metro e trenta si sentiva abbastanza grande per affrontare da sola una sessione di esplorazione in quel verde smeraldo. Quindi, ogni mattina, sul presto — sul molto presto, sgattaiolava da una piccola porta nascosta della Fattoria e raggiungeva il limite del bosco. Ogni mattina, un po’ più sul tardi, però, si rendeva conto che le sarebbero serviti almeno un altro paio di metri per farcela. Ed in quell’esatto momento Bhavya e Cäcile apparivano. Due ragazzine un po’ più grandicelle di lei. Da dove venivano non so, La Fattoria sembrava l’unica casa nel giro di qualche chilometro, ma non le importava veramente. La cosa importante era un’altra: insieme avevano raggiunto i quattro metri e quindici e quindi, insieme, avevano superato la soglia ed erano entrare in un altro mondo. Un mondo verde smeraldo e profumato, un mondo tutto loro. Gli alberi si trasformavano in enormi montagne da scalare, le fragole di bosco in imbattibili nemici da sbranare e le creature del sottobosco dei docili amici di cui fidarsi.

“Giochiamo a nascondino! Io non conto!” urlò Cäcile,
“Io nemmeno!” se ne uscì Bhavya.
“Uffa però! Così non vale! Devo contare sempre io… lo sapete che ho le orecchie strane, troppo distanti dal cervello, e quindi ci arrivo dopo alle cose!” disse Synne, intonando una cantilena che poi era sempre la stessa. Si girò e vide che le due ragazzine già erano scomparse e quindi, arrendendosi al suo Destino, iniziò.

“Uno. Due. Tre. Ventotto. Quarantasei. Cinquantatré. Setta…nta roba! Ommioddio ma cos’è questa cosa?” urlò Synne esagitata, esaltata. Poi si bloccò, tanto ormai le altre due erano nascoste quindi, in un certo senso ce l’aveva fatta ad affrontare il verde bosco smeraldo da sola. Ma non fu di certo questo a bloccarla, bensì la visione di una… un… che diamine era? Un piccolo animale? Un insetto? Era appoggiata ad un tronco per contare e quando aprì gli occhi per paura del buio lo vide. Era grande come la sua manina ed era rosso. Alcune zampe, però, erano gialle, come illuminate. Sull’addome aveva, come tatuato (eppure Synne lo sapeva bene che non era carino tatuare gli animali) un Sole, un cerchio, no, una bussola credo. La ragazzina fece due più tre e si rese conto che forse quella cosa voleva indicare una direzione. Synne lo osservò attentamente ed a lungo. La testa cominciò a girare e quindi distolse lo sguardo, non poteva permettersi un altro blackout. La piccolina soffriva di questa brutta cosa. Se si concentrava troppo su qualcosa che la stimolava, che la faceva pensare di brutto… boom, diventava tutto nero!

“Casa!” “Casa!!” Bhavya e Cäcile avevano vinto ma a Synne non importava molto.
“Dai andiamo alla Fattoria, devo scrivere delle cose sul mio diario, sento che sta per arrivare!” disse lei, un po’ in ansia, con la paura di non fare in tempo.
Possedeva un piccolo diario sul quale scriveva ogni cosa sarebbe valsa la pena ricordare in caso di amnesia. E quella, beh, quella era assolutamente da non dimenticare.
Le due ragazze svanirono e lei, tutta agitata arrivò alla porticina. E poi? E poi fu tutto n
ero.

02 Synne

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