Parade

Un piede dopo l’altro il fondo delle calze si riempì. Ora l’abito, il vecchio smoking di Lumière ripiegato tre volte sia sulle gambe che sulle maniche. Capelli raccolti in un elegante chignon alto e niente trucco. Ayane non desiderava vestirsi di nero, no. Suo padre aveva l’animo colorato. Così prese una piuma turchese e se la legò al collo con un laccio di pelle scuro. Le 16. Alla cerimonia c’erano solo lei e l’uomo che le consegnò le ceneri. Gli disse che poteva andarsene, che ci avrebbe pensato lei.

Così, come sempre, si trovò da sola con il padre. Come ai vecchi tempi.

Ayane partì dal centro della città a spargere le ceneri, passò per le vie secondarie seguendo l’itinerario di una parata senza gioia. Vide tutti quei sudici pub che accolsero suo padre e che gli permisero di conoscere l’amore della sua vita, avendolo prima mandato in rovina. Era un uomo forte e giusto, avrebbe voluto ricordare quelle persone marce, nonostante tutto. Dal centro arrivò a piedi fino alla stazione e poi fino a casa, lasciava cadere una minuscola manciata di cenere ogni mezzo chilometro.

Da casa prese un piccolo sentiero e salì sulla collina, la stessa che ospitò quel piacevole pomeriggio in compagnia di birra, hamburgers e Near. Ormai il sole stava per tramontare. Quando arrivò nella stanza diroccata sulla collina Venere cominciava a vedersi nel cielo viola e l’ultima manciata, l’ultima sensazione di tenere il padre per mano cadde dal dirupo e venne poi rialzata dal vento caldo di quella primavera prematura.

Ayane si sedette a terra, con la schiena appoggiata al muro ancora caldo dalla giornata di sole. Con uno sconsolato colpo di pollice accese una sigaretta. Era confusa, ma trovava nella malinconia un certo senso di pace. Lo stesso che le aveva trasmesso il padre, forse per via genetica, forse per via onirica. Che avrebbe fatto del Grigio Equilibrio Perfetto? La sua vita ormai si prospettava più che grigia: avrebbe dovuto concludere gli studi e cominciare a mantenersi in qualche modo, amici ormai non ne aveva, la libertà adolescenziale le era stata ingiustamente rubata. Una soluzione, però, l’avrebbe sicuramente trovata, d’altronde è difficile distruggere qualcosa che non esiste.

“Mi dispiace, Ayane.”

Era la voce confortante di Near. Ayane non le diede troppo peso, sentiva spesso la sua voce, se la immaginava, così ironica, così celatamente dolce, così calda ed intensa. Quando si accorse che la ragazza era effettivamente lì la guardò con occhi lontani, come se stesse guardando attraverso di lei. “Sì, anche a me.” le rispose.

“E’ da questo pomeriggio che ti tengo d’occhio, un po’ me ne vergogno, avrei voluto avvicinarmi prima ma non mi sembrava il caso.”
Ayane era felice, era dannatamente felice di rivederla ma non riuscì a fare niente. Near prese l’iniziativa e si sedette accanto a lei, a mezzo metro di distanza. Ayane la guardò per qualche secondo e poi il suo sguardo tornò lontano, verso l’orizzonte. Le parole faticavano ad uscire, aveva la gola chiusa, ma ci provò comunque:

“Mio padre,” provò ad intavolare un discorso deglutendo a fatica, “mio padre quel luogo lo chiamava Grigio Equilibrio Perfetto e mi sembra il modo migliore per descriverlo. Lì è tutto in equilibrio, dal primo momento fino all’ultimo mi sono sentita a casa. Non senti né freddo, né caldo, stai semplicemente bene. C’è un profumo che non saprei descrivere, forse l’unione tra profumo di bosco dopo la pioggia e cera bollente, ma più dolce. Ecco, è come assaporare l’odore del turchese. Ti senti come quando guardi la fine di una giornata da qui…” la ragazza tirò su le gambe, come per proteggersi e come per non far scappare quelle parole che le stavano costando tutta se stessa. Con un lungo sospiro fece entrare quell’aria bruciata nei polmoni ed indicò, con un gesto stanco, in lontananza, come per mirare e sparare all’ingiustizia. Con la mano ancora a mezz’aria continuò: “vedi il sole affogare tra i grattacieli grigi e ti senti dannatamente bene. Era da tempo che lo cercavo quel posto, sai? Quello star bene con me stessa ed ancor di più quel dare un senso a me stessa. Finalmente l’ho trovato, lì mi sento davvero me stessa! Ed è incredibile come un luogo trovato in sogno, che forse nemmeno esiste, possa farmi stare così.” Abbassò la mano fino a toccare terra.

“Ed ora devo decidere. Devo prendere una dannata decisione. Vivo la mia vita lasciandomi completamente cullare dall’incertezza del mio destino, oppure la vivo con la consapevolezza di avere quel piccolo posto che è mio, sapendo, però, che prima o poi finirà assieme a me.”

Poi fu silenzio.
“Quanto hai detto è meraviglioso. Starei ad ascoltarti per ore.” rispose Near che per ascoltarla si era liberata di entrambe le cuffiette. A quel punto Ayane spostò lo sguardo su di lei e le disse con uno sguardo deciso che del precedente aveva ereditato solo l’intensità:

“So che è una grande richiesta, tu sai bene che comporta… ma vieni con me ad assaporare il silenzio di quel luogo! Abbi paura, insieme a me, di calpestare quel grigio equilibrio perfetto! La bellezza che un luogo ha da offrire si può ospitare nella sua completezza solo condividendola.”

Near non le rispose. Un lieve vento si alzò e tutto d’un colpo un lampo illuminò il cielo, una lacrima rigò la guancia della ragazza dai capelli viola, e così cominciò a diluviare. Ayane fece per alzarsi quando Near, con un gesto estremamente leggero le prese la manica e la invitò a tornare a sedersi. Non l’aveva mai sfiorata, non si era mai avvicinata.

Si guardarono a lungo, poi Ayane si mise a sedere vicino a lei e rimasero a guardare il cielo piangere, mano nella mano.

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6 pensieri su “Parade

  1. ciao Ayla, ho sentito che stai cercando disegnatori o aiutanti per fare di questo racconto una graphic novel. Sono una studente del liceo artistico Depero, di Rovereto. frequento il corso di grafica e mi piacerebbe aiutarti a questo tuo scopo. Ho appena aperto il mio blog su wordpress quindi troverai li solo alcuni pezzi dei primi 2 anni di liceo. I miei pezzi più recenti li caricherò in questi giorni. in quanto vorrei diventare un’ illustratrice, penso che questo progetto potrebbe aiutarmi anche in modo pratico su come si crea proprio una graphic novel (che io personalmente vorrei realizzare e pubblicare)
    Visto che abito a Riva del Garda, e siamo vicine, ho pensato di prendere l’occasione al volo.
    Spero di sentirti 😉
    Jade

    Mi piace

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