Arc

La vista di Ayane era annebbiata, i pensieri anche di più, le sensazioni ulteriormente ed i sensi ormai erano una cosa sola. In tutto questo caos, però, non poteva non notare alcune corrispondenze tra il suo “sogno” e la sua “realtà”. Corse nella camera del padre, nel panico più assoluto, quanto aveva dormito? C’era ancora buio su quei caldi e grigi edifici che la circondavano. Nella corsa disperata cadde almeno due volte ma si rialzò senza indugiare. Entrò nella camera di Lumière e lo vide steso sul letto. Immobile.

Nè cuore né polmoni facevano più quello che erano chiamati a fare. I suoi occhi verdi smeraldo erano diventati bianchi, come se fossero stati di vetro, ed una lunga lacrima grigia gli aveva rigato la guancia. Ayane gli si avvicinò e mise i pollici sulle palpebre del padre, gliele abbassò con un gesto delicatissimo e poi si lasciò andare in un abbraccio intenso, accompagnato da un urlo disperato. Gli prese la mano, la strinse e con un lungo bacio sulla fronte lasciò il padre per andare a chiamare l’ambulanza, nonostante fosse consapevole del fatto che non ci sarebbe stato niente da fare. Mentre lo lasciava, però, una lettera di pergamena chiusa con la ceralacca rossa cadde dalle coperte.

“Appartiene al colore’’, quale nome più perfetto per te, Arc? Tua madre, come me d’altronde, aveva innumerevoli difetti. Era però nata con questo intuito incredibile: non so come avesse fatto a chiamarti così senza sapere niente. Ma partiamo dal principio, meriti risposte.
Quando tua madre ed io ci conoscemmo non avevo mezzo quattrino, tuo nonno mi aveva sbattuto fuori casa perché gli avevo confidato il mio sogno di vivere con la mia arte. “Allora inizia da subito, fallito!”, mi disse mentre, con una violenta spinta, mi buttò fuori dalla porta di casa. Tua nonna, infatti, di questo ci morì. Era inverno, nevicava ininterrottamente da tre giorni ed io non avevo nulla con cui coprirmi, solo una camicia di flanella – questo era uno dei miei difetti: vestirmi sempre troppo poco. Andai al pub, il gestore mi doveva pagare l’esibizione di due mesi prima, così mi feci offrire una birra, poi due, poi tre e così via fin quando la birra neanche la sentii più e cominciai con quella maledetta vodka di quel maledetto pub. Mi svegliai per strada, il giorno dopo, affondato in mezzo metro di neve. Beh, tutto questo per dirti che al pronto soccorso incontrai tua madre, lei si era rotta una caviglia ma non mi volle mai dire come. Ci conoscemmo e fu subito amore. Convivemmo per qualche mese, io tiravo avanti suonando e lei scrivendo. Sai Arc, in quel periodo ero davvero felice, stavamo aspettando un meravigliosa bambina. Tutto stava procedendo liscio finché non accadde la disgrazia: Kazuko, tua sorella, non nacque. Tua madre ed io cademmo nell’oscurità. Beh, lei nell’oscurità ed io nel Grigio Equilibrio Perfetto. So che hai letto il mio diario e che ci sei stata, quindi immagino di non parlarti di niente di nuovo nominandolo. Se stai leggendo questa lettera allora avrai sicuramente assistito alla rinascita del fiore. Devi sapere che lo spirito della foresta ero io. Prima che io nascessi in quel mondo, là c’era un’altra “forza” che comandava gli equilibri: erano usignoli, usignoli di cera rossa con delle candele sulle ali. Avevano il compito di illuminare il buio che, al tempo, regnava. Nel momento in cui l’ultimo usignolo trovò riparo nell’ultima lanterna io ero lì. In quel momento esatto tutto si ridusse al nulla e poi tornò come prima, con la luce delle lanterne accese ma senza usignoli al loro interno. Volevo scoprire cosa fosse successo così cominciai a girovagare nel bosco. Camminai per ore, o almeno così mi parve, quando vidi quel fiore: stava morendo, così lo sfiorai. A quel punto ci fu un’esplosione e quel posto prese colore. Purtroppo però, immaginavo che prima o poi tutto ciò sarebbe finito, come gli usignoli color porpora. Ho deciso di donare la mia vita per lui. Io ancora oggi non ho capito se quel posto esista o no, se abbia una spiegazione, un’utilità o sia semplicemente un luogo dove star bene. In questo mondo mi meraviglierei se ci fosse un luogo destinato al semplice stare bene. Ma se c’è una cosa che ho capito è che ha bisogno di qualcuno che lo conduca. Il fiore è, diciamo, un’entità che dona tempo a quel luogo per permettergli di trovare una nuova, se vuoi chiamarla così, regina. Una persona a cui dedicare il suo calore, il suo profumo. Una persona da rendere felice.

Ora Arc, lui sta tenendo in piedi l’equilibrio come fece al mio tempo, ma ha bisogno di un’anima da innalzare, come ben sai. Proprio per questo ti ho sempre voluta tenere lontana dalla musica la quale è strettamente legata a questa storia. Io lo scovai grazie ad essa il Grigio Equilibrio Perfetto perché ero in un momento di bisogno, la musica era il mio mezzo per evadere e quel luogo il mio fine. Dal momento che ti trovavi li quando io finivo, sei obbligata a fare una scelta difficile: prendi il mio posto o lascia morire il Grigio Equilibrio Perfetto.

Arrivederci, Arc, ti ho amata con tutto me stesso e così farò ancora ed ancora. — Il tuo papà.

L’ambulanza arrivò e portò via l’uomo. Ayane guardò le luci sparire nel buio ed una volta raggiunto il suo angolo chiuse gli occhi e non pensò proprio a niente.

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