Quel pomeriggio

Era passata più di una settimana dalla conversazione con Near, l’esame di giapponese era andato piuttosto bene ma chissene importa, il vero problema era che quella ragazza non si fosse ancora fatta viva. In più, come se non bastasse, in quella settimana c’era stato un sole enorme e ciò, di certo, non aiutava l’attesa.

Ad Ayane mancava la pioggia, sentiva come un’attrazione per essa. Come se in questi aridi vent’anni di vita fosse stata inconsapevolmente predisposta ad accogliere le meravigliose sensazioni che tuoni e lampi sanno portare.

Dopo la colazione a base di pane, miele e caffè, che ormai era di routine, era andata a scuola. Giornata tranquilla, troppo tranquilla.
Dopo pranzo una pioggia fine cominciò a cadere e questo era decisamente un punto a favore per la giornata-troppo-tranquilla. Prese il treno consapevole del fatto che avrebbe dovuto farsi una bella corsa per non arrivare a casa bagnata.

“Facciamo domani pomeriggio, si pranza assieme e poi a casa mia, tu porta i popcorn.” disse una voce calda come il lampo. Ayane si girò, era Near. “Ci troviamo in biblioteca a mezzogiorno, sii puntuale. Ciao!” non le aveva neanche lasciato il tempo di rispondere che era sparita nel solito labirinto di persone che aspettano il treno. “Okay, capo, okay!” disse tra sé e sé con un sorrisetto in viso.

“Papi, oggi non ci sono a pranzo, studio a scuola.” Aveva detto Ayane al padre, poi era scappata in biblioteca. Arrivò al punto d’incontro con ben dieci minuti d’anticipo. Di minuti ne passarono quindici, poi venti e poi trenta. Ayane non poteva fare altro che aspettare.

Ed aspettare.
E le persone avevano fatto in tempo a non essere più interessanti da studiare nell’attesa.
Ed il tabacco aveva perfino perso sapore.

“Perdona il ritardo, c’era troppa gente al ristorante. Presumo che il sushi ti piaccia.” disse una voce, quella voce, entrando nella stanza.

“Non ti preoccupare. Ciao, comunque. Ieri non mi hai lasciato il tempo per rispondere quindi te lo dico ora: grazie per l’invito, ci sarò!” rispose Ayane sorridente.
“Figurati. Ora seguimi.” controbatté lei iniziando a camminare velocemente. Ayane faceva fatica a starle dietro ma cercava di non farlo notare. Dieci minuti di treno, altrettanti a piedi e poi casa.

Entrare nella sua camera era come entrare in un mondo parallelo. Le pareti erano tappezzate di disegni e foto, tanto che i muri praticamente non si vedevano.
“Li hai fatti te i disegni?” chiese Ayane incuriosita. “Sì, c’ho provato.” rispose lei. “Sono davvero belli.” “Esagerata.”
Vicino al letto c’era un pianoforte a muro sul quale vi era appoggiata una sottospecie di tovaglia scura sporca di cera rossa. Le candele che ci aveva appoggiato, ed evidentemente acceso, quelle con il colore delle guance di Ayane, erano colate creando giochi tanto meravigliosi quanto maledettamente difficili da pulire sulla superficie lucida dello strumento. Sulla scrivania, assieme a qualche libro, poggiava una lattina di birra alla quale aveva tagliato la parte superiore, adibita a porta pennelli. Dietro la porta c’erano varie tele e sopra il letto una mensola stracolma di CD dalla quale pendeva un acchiappa sogni di quel colore che sta tra il rosso e il viola. Ma l’oggetto che più aveva colpito Ayane era una gabbia dorata che era stata chiusa a chiave, appoggiata sopra un tavolino antico e rovinato.
“E l’usignolo?” chiese lei incuriosita.
“Non ho un usignolo.” Rispose lei.
“Ho notato, grazie. L’ho chiesto perché di solito nelle gabbie ci stanno gli usignoli, e nella tua non c’è.”
“Perché dovrei rinchiudere un essere nato per essere libero? Lui ha la fortuna di avere le ali e poter volare via, non sarò certo io ad impedirglielo.”
“E come mai è chiusa?”
“Può darsi che ci sia una parte di me, lì dentro.”
Ayane c’era rimasta male. Aveva parlato con quella ragazza per la prima volta una settimana prima ma le sembrava di conoscerla da sempre. Il suo profumo le era famigliare. L’avrebbe liberata, si era ripromessa.

Il famosissimo Rocky Horror Picture Show era finito, Near avrebbe voluto interpretare Magenta ed Ayane Columbia. Avevano passato parte del

restante tempo a parlare, con le lacrime agli occhi per la perdita di Mr. Furter, del significato del film ed erano d’accordo sull’interpretazione di Near, quella che aveva bellamente esposto al primo incontro del gruppo di musical. Il restante tempo Near l’aveva utilizzato per far ascoltare qualcosa ad Ayane. Dopo un paio d’ore se n’era andata, ovviamente dopo aver ringraziato.

Near era stata tutto il pomeriggio un po’ sulle sue, sembrava avesse paura di incrociare gli occhi verdi di Ayane. Però, le due o tre volte in cui era successo il suo sguardo si rivelò intenso, incredibilmente intenso. Così inteso che Ayane era rimasta imbambolata davanti alle scure iridi della ragazza, anche quando lei aveva abbassato lo sguardo. Aveva una luce negli occhi che sembrava la via più semplice per raggiungere un altro mondo, un mondo dove la gioia non è uno stato d’animo effimero.
Ayane aveva passato il viaggio di ritorno con la musica in testa e i CD che Near le aveva prestato stretti tra le mani, inconsapevole del fatto che quel pomeriggio le avrebbe cambiato la vita.

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3 pensieri su “Quel pomeriggio

  1. Sono sempre più innamorata di Near! Ed affascinata dalla piccola Ayane. Potrebbe sbocciare qualcosa di grande… Aspetto il prossimo con ansia! Buone feste!

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