Nei paraggi

Near era poco più alta di Ayane, nonostante avesse un anno in meno. Indossava jeans macchiati di candeggina e una felpa di qualche taglia in più. Okay forse anche più di qualche. Aveva le orecchie perennemente occupate dalle cuffie, trucco nero pesante e capelli viola scuro né lunghi né corti che pettinava a seconda dell’umore. Quel giorno erano tutti per aria, ricordavano molto quelli di Robert Smith pensandoci. Ayane aveva potuto appurare che il passo di Near fosse decisamente troppo veloce. Le era praticamente dovuta correre dietro per fermarla e parlarle. Era stato un riflesso incondizionato, probabilmente se ci avesse pensato due volte non l’avrebbe mai fatto, si vergognava dannatamente tanto.

“Scusa Near, posso chiederti una cosa?” le disse con il fiatone una volta averla raggiunta. Lei non si era fermata ed aveva continuato per la sua strada. “Eh no, non puoi avermi fatto correre per dopo non ascoltarmi nemmeno!” pensò Ayane, così allungò il braccio e sfiorò il suo. Near si girò e i capelli violacei le finirono davanti agli occhi, era tutta immersa nella musica: ecco perché non si era girata. Arricciò le labbra e soffiò via i capelli poi si levò solo una cuffia e fece un cenno con la testa come per dire “cosa vuoi? Vabbè tanto vale che parli ora che ho dovuto fermarmi.” a quel punto Ayane era diventata bordeaux in viso ma cercò di continuare la conversazione.

“Piacere, io sono Ayane Pluie.”
“Lo so.” rispose Near.
Dopo un momento di smarrimento dovuto a “ma come fa a saperlo?” si svegliò e disse: “Ah. Mh. Vabbè, ti ho fermata perché volevo chiederti una cosa.” mentre si rigirava i capelli tra le dita in preda all’ansia.
“Lo so, me l’hai già detto prima. Sputa il rospo.” rispose seria.
“Ah è vero, te l’ho già detto prima…” a quel punto Ayane era al limite dell’imbarazzo, Near lo notò e, provando a sollevarla, disse:
“Se può consolarti il rosso è un colore che mi è sempre piaciuto. Le mie candele sono tutte di quel colore.” fece poi un breve sorriso di comprensione. Ayane rimase stupita ed ovviamente muta. A quel punto la ragazza le disse: “Senti, io ora dovrei andare, sto per perdere il treno.” “Volevo chiederti se ti va di guardare con me il musical. Sai, per il compito che ci ha dato Jake. Io non lo ho mai visto.” disse Ayane tutto d’un fiato. “Ci sto! T’invierò, non so, un piccione viaggiatore?”

Dopo una breve risata la ragazza enigmatica sparì tra il groviglio di persone che aspettavano il treno.
Aveva cominciato a diluviare ed Ayane era dannatamente in ritardo. Cominciò a correre sotto la pioggia ed arrivò a casa fradicia.

“Signorina Pluie, le concedo cinque minuti per asciugarsi e poi sarò disposto ad ascoltare le sue motivazioni. Fila in bagno che ti prendi una polmonite!” tuonò Lumière con un tono strano, era sia arrabbiato che scherzoso. Loro due non avevano mai litigato quindi probabilmente non sapeva come porsi in momenti come quelli, dove l’arrabbiatura era d’obbligo.

“Okay papi, filo.” disse Ayane correndo in bagno. Scese dopo quattro minuti perfettamente asciutta e mentì spudoratamente a suo padre raccontandogli che lo studio era andato bene e che semplicemente aveva perso il treno.

“Non potevi chiamarmi, Arc?” disse lui gentile.
“Hai ragione, scusami.” a quel punto lui le diede un bacio sulla fronte, guardandola con circospezione, e le disse che non c’erano problemi, ma qualcosa non gli quadrava. Non parlarono molto per il resto della serata, Lumière se n’era stato tutto il tempo in ufficio a lavorare ed Ayane, dopo aver lavato i piatti ed aver studiato quello che non aveva studiato il pomeriggio, si era seduta, per la prima volta, sul davanzale di camera sua a guardare la pioggia e a fumare una sigaretta. Assurdo, era davvero la prima volta. La prima volta che sentiva quel malinconico bisogno di guardare quel cielo ribelle, quel cielo che sputava violento pioggia per combattere quegli sporchi grattacieli. In tutto ciò provò un senso di pace assoluta. La giornata era stata pesante, tutti i suoi vent’anni di vita lo erano stati, a dire il vero. In realtà non le era mai successo nulla di particolarmente brutto da definire la sua adolescenza disastrosa, ma neanche nulla di particolarmente bello. I tuoni risuonarono nella sua mente per tutta la notte, lei inconsciamente li prese come una ninna nanna e si addormentò con gli occhi ancora un po’ sporchi di trucco sbavato.

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4 pensieri su “Nei paraggi

  1. È sempre piacevole quando si viene tanto coinvolti da una storia da non poter far altro che pensarci, vedere i suoi personaggi camminarci di fianco, pensare a ciò che potrebbe loro piacere e cosa no. Aspetto il prossimo! Ottimo lavoro.

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