Descrizioni & dilemmi

Ayane era diventata grande in fretta, e Lumière con lei. Lui non aveva più quella cascata di fluenti capelli neri che lo aveva accompagnato per tutta la vita. Cioè, la cascata era rimasta, ma meno folta e più grigia. Le rughe avevano trovato casa attorno ai suoi occhi e l’età aveva lasciato dei solchi nelle sue guance, rendendole ancora più scarne. Aveva un fisico impeccabile per essere un uomo di mezza età, però aveva qualcosa di vecchio. I suo sguardo verde stava scolorendo. Sembrava che la tinta e la luce delle sue iridi gli stessero scappando dagli occhi e, attraverso gli anni che passavano, stessero tingendo quelle di sua figlia.
Ayane aveva vent’anni, era alta e magra, decisamente troppo magra e possedeva una bellezza particolare, nascosta dietro ai lunghissimi capelli neri ereditati sicuramente da Lumière. Non essendone convinta, però, se li era decolorati. Peccato che il risultato non fosse stato quello cercato: un grande ciuffo grigio le ricadeva sul viso, coprendole un verde occhio a mandorla contornato, come l’altro, da spesse righe di matita nera che risaltava sulla pelle chiara come la luce della Luna. Lei si ostinava a soffiarlo via ma ogni volta quello ricadeva. Indossava sempre vestiti a caso, tranne che per i suoi fedeli Dr. Martens, quelli c’erano sempre. Lumière glieli aveva regalati due anni prima, al suo diciottesimo compleanno. Lei li adorava, non tanto per la scarpa in sé, quanto per il fatto che fossero quelli che suo padre indossava alla sua età. Quegli anfibi erano l’unica cosa che Ayane sapeva del passato del padre, oltre al fatto che Ayumu, sua madre, fosse morta di parto.
Frequentava la scuola di lingue orientali, per non dimenticare. Studiando il giapponese aveva scoperto che il suo nome non significava “appartiene al colore”, il nome con quel significato era “Ayano”, l’infermiera doveva aver capito male. Nonostante ciò decise di non rivelarlo a suo padre dal momento che lui adorava la sfumatura eterea del suo nome.
Il suo unico metodo di intrattenimento, oltre allo studio della lingua, era l’arte, aveva letto una quantità enorme di libri, assistito ad innumerevoli mostre fotografiche ed artistiche. Con la sua vecchia classe aveva fatto un quadro che purtroppo non aveva vinto il concorso interscolastico. Se lo ricordava bene quel quadro, crearlo era stato fantastico: Salvatore l’insegnante, aveva deciso di creare un’opera con la classe, con un metodo chiamato cadavre exquisi. Questa tecnica era basata sulla casualità, il fine era quello di far attivare l’inconscio degli alunni. Aveva disegnato una linea, ed i ragazzi, uno per volta, avevano disegnato qualcosa senza far riferimento al disegno iniziale del professore. Era uscito un dipinto assurdo, surreale. La classe di arte era l’unica che piaceva ad Ayane, perlomeno qualcuno le parlava, anche solo per chiederle una gomma, per poi rilanciargliela con una dose di forza superiore a quella che aveva utilizzato lei inizialmente. C’è anche da dire che Ayane non era una persona che amava socializzare. Si sentiva a suo agio solo con suo padre.
C’era solo una persona con la quale avrebbe voluto parlare, però. La vedeva sempre passare tornando a casa, con le cuffie nelle orecchie, completamente immersa nei suoi pensieri e nelle note.
Quella persona la affascinava e quando passava il mondo rallentava, così che Ayane potesse osservare quella ragazza. Cosa ci trovava nella musica? Cosa ci trovava la gente nella musica? Lei non aveva mai potuto ascoltarla, Lumière non glielo permetteva. Era l’unica cosa proibita a casa Pluie. Chissà perché. Mentre la mente di Ayane andava in ebollizione a causa di queste domande il tempo passava e la ragazza usciva dal suo campo visivo. In quel preciso istante il mondo ricominciava a muoversi e lei tornava a cercare di non cadere nelle pozzanghere. Era tempo di piogge e la strada di casa sua, la terza a sinistra andando verso Nord dalla stazione dei treni, non era asfaltata. Quando pioveva s’inondava e non bagnarsi i piedi era utopia. Non sopportava il fatto di dover correre sotto la pioggia, sarebbe sicuramente caduta.
Ma torniamo a noi: nonostante l’arte la appassionasse, o meglio, le facesse passare il tempo in maniera molto gradevole, non si lasciava mai trasportare in maniera particolare. Era chiusa nel suo mondo, sì, ma a quel mondo mancava decisamente qualcosa. Cosa?
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