Paura del buio

Ayane stava correndo verso casa quando un piede le affondò in una pozzanghera più profonda del previsto. “Cazzo!” esclamò dopo essersi alzata ed aver visto un rivolo di sangue scenderle da un ginocchio. Ricominciò la sua corsa, ora un po’ zoppicante e finalmente arrivò a casa.
Ancor prima di inserire le chiavi nella serratura suo padre spalancò la porta ed esordì con un: “Che hai combinato, Arc?”, nella speranza che quel nomignolo che le aveva da sempre affibbiato quando la vedeva triste la tirasse su di morale. Aveva sempre pensato che chiamandola così, con l’abbreviazione di “arc en ciel”, ovvero “arcobaleno”, lei avrebbe potuto ritrovare un po’ di colori e ricominciare a sorridere.
“Non sono triste, papà.” sbuffò lei mentre si medicava il ginocchio.
“E che è successo?”, l’uomo cominciò a preoccuparsi e le parole cominciarono ad uscirgli come se non ci fosse un domani. “Ti stava inseguendo qualcuno? Guarda che vado a prenderlo e gli faccio fare una fine tremenda, giuro! Ayane lo scorso mese ti ho fatto fare un corso di auto-difesa, vero che non ho buttato via i miei soldi? Ma perdiana!, chissene dei soldi! Ti hanno importunata? Ti ripeto ogni volta che esci di chiamarmi se la strada ti sembra troppo buia, così vengo a prenderti!” disse lui tutto d’un fiato.
“Lumière! Calmati! Innanzitutto, se deve succedermi qualcosa, spero di non essere nella tua macchina, almeno non c’è la possibilità che esplodiamo con essa! Quand’è che hai intenzione di cambiarla, a proposito? In secondo luogo non ho più paura del buio.” rispose lei ironica.
I due si guardarono per qualche secondo con aria di sfida poi scoppiarono a ridere. “Ayane, tu hai paura del buio! Tu hai tantissima paura del buio! Da sempre. Pensa che al tuo settimo compleanno spensi le luci della cucina, così che le candele sulla tua torta di compleanno risultassero più belle e luccicanti, quando ci soffiasti sopra il buio calò ed in quell’esatto istante cominciasti ad urlare e a piangere. Piccola dolce bambina.” Lumière le stava spettinando i capelli un po’ tinti e un po’ stinti.
“Me lo racconti ogni volta, questo aneddoto, ed ogni volta ti ripeto che non me lo ricordo quindi non è vero!” disse lei ridendo.
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